{"id":5884,"date":"2021-08-20T00:02:35","date_gmt":"2021-08-19T22:02:35","guid":{"rendered":"https:\/\/digitalhistory.unite.it\/andrea-zappia\/"},"modified":"2021-11-23T15:26:23","modified_gmt":"2021-11-23T14:26:23","slug":"andrea-zappia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/digitalhistory.unite.it\/en\/racconta-il-tuo-barocco\/andrea-zappia\/","title":{"rendered":"Andrea Zappia, La vita quotidiana degli schiavi musulmani a Genova nelle tavole di Cornelis De Wael (1647)"},"content":{"rendered":"<h1>Andrea Zappia, La vita quotidiana degli schiavi musulmani a Genova nelle tavole di Cornelis De Wael (1647) <\/h1>\n<div class=\"testo\">\n<p style=\"text-align: justify\">Cornelis De Wael (Antwerp 1592 &#8211; Roma 1667) fu un pittore fiammingo naturalizzato genovese, citt\u00e0 nella quale soggiorn\u00f2 quasi ininterrottamente a partire dal 1619. Insieme con il fratello Lucas (Antwerp 1591 &#8211; ivi 1661) diedero vita ad una &#8220;colonia&#8221; di pittori fiamminghi, facendo della loro casa-bottega una sorta di base nella quale i pittori stranieri che giungevano a Genova potevano trovare alloggio e supporto economico e logistico per ottenere le migliori commissioni. Tra i frequentatori della loro casa vi fu Antoon Van Dyck, il quale dedicher\u00e0 ai due fratelli un meraviglioso duplice ritratto (attualmente conservato a Roma presso i Musei Capitolini).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digitalhistory.unite.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/acquata_251x201.jpg\" width=\"251\" height=\"201\" alt=\"Zappia1\" align=\"left\">All&#8217;interno della produzione artistica di Cornelis De Wael sono individuabili due filoni: le poco divulgate opere di &#8220;maniera grande&#8221;, derivanti da altolocate committenze, per esempio da parte della famiglia Bentivoglio, e le opere di &#8220;maniera piccola&#8221;, le cui composizioni di medie e piccole dimensioni, popolate da una moltitudine di figure, lo resero celebre. A questo secondo filone sono riconducibili le dodici incisioni a bulino su carta vergellata raffiguranti alcuni schiavi musulmani che nel 1647 l&#8217;artista fiammingo dedic\u00f2 a Giovanni Battista Cachopin de Laredo, cavaliere del Sacro Romano Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digitalhistory.unite.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/cavadenti_250x191.jpg\" width=\"250\" height=\"191\" alt=\"Zappia2\" align=\"left\">Questa serie di scorci della vita quotidiana dei &#8220;mori&#8221; che popolavano la darsena ci apre una interessante finestra sul passato; non attratto dalla brutalit\u00e0 e dalla drammaticit\u00e0, bens\u00ec dal capriccio e dall&#8217;ironia, il De Wael rende queste sue incisioni una costellazione di schiavi con la pipa in bocca tranquillamente seduti su sacchi e barili, di donne accomodanti che si intrattengono allegramente con musulmani e soldati, di &#8220;papassi&#8221; e di sonnecchianti aguzzini. In una incisione alcuni prigionieri cucinano e macellano un capretto, in un&#8217;altra altri di questi fanno i conti dei soldi raggranellati con i loro piccoli traffici, in una ulteriore ancora un &#8220;turco&#8221; addirittura estrae un dente ad un popolano. Il gusto evenemenziale delle varie situazioni raffigurate conferma la visione gramsciana di una storia disgregata ed episodica dei gruppi sociali subalterni; gli schiavi musulmani, pur interagendo con gli strati pi\u00f9 bassi della popolazione, seguono una routine scandita da ritmi propri e godono di una certa autonomia. La tranquillit\u00e0 generale che domina le incisioni, corroborata dalle fonti documentarie, ci porta a confermare ancora una volta la faziosit\u00e0 del giurista Charles Dupaty, il quale nel suo &#8220;Lettres sur l&#8217;Italie en 1785&#8221; si mostrava indignato riguardo alle condizioni degli schiavi presenti a Genova, peraltro poi liberati e festeggiati della popolazione nel 1797.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">De Wael risulta artista sincero, il quale non deforma l&#8217;ambiente ed i soggetti che ritrae: egli dimostra una sensibilit\u00e0 differente rispetto alla coeva scuola dei &#8220;bamboccianti&#8221; romana, sempre volta a ridurre su di un piano quasi infantile le scene quotidiane di un popolo spiantato, miscellaneo e disgraziato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">BIBLIOGRAFIA:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify\">P. Castagneto, <em>&#8220;a sola riserva della perduta libert\u00e0&#8221;. La schiavit\u00f9 nel Mediterraneo nella seconda met\u00e0 del Settecento<\/em>, in &#8220;RiMe&#8221;, n\u00b01 (dicembre 2008), pp. 29-50;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">M. Dupaty, <em>Lettere sull&#8217;Italia nel 1765<\/em>, a cura di Davide Arecco, Novi Ligure, Citt\u00e0 del Silenzio Edizioni, 2006;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">G. Giacchero, <em>Pirati barbareschi, schiavi e galeotti nella storia e nella leggenda ligure<\/em>, Genova, Sagep, 1970;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">R. Soprani, <em>Vite de&#8217; pittori, scultori, ed architetti genovesi, rivedute e accresciute di note da Carlo Giuseppe Ratti<\/em>, Genova, 1768, 2 voll., I, pp. 464-468.<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Zappia, La vita quotidiana degli schiavi musulmani a Genova nelle tavole di Cornelis De Wael (1647) Cornelis De Wael (Antwerp 1592 &#8211; Roma 1667) fu un pittore fiammingo naturalizzato genovese, citt\u00e0 nella quale soggiorn\u00f2 quasi ininterrottamente a partire dal 1619. 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