{"id":6114,"date":"2021-08-20T00:03:00","date_gmt":"2021-08-19T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/digitalhistory.unite.it\/la-chiesa-di-san-giorgio-dei-genovesi-a-napoli\/"},"modified":"2021-11-23T17:44:56","modified_gmt":"2021-11-23T16:44:56","slug":"la-chiesa-di-san-giorgio-dei-genovesi-a-napoli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/digitalhistory.unite.it\/en\/territori\/percorsi-trans-nazionali\/genovesi-tra-italia-e-spagna-in-eta-barocca\/la-chiesa-di-san-giorgio-dei-genovesi-a-napoli\/","title":{"rendered":"La chiesa di San Giorgio dei Genovesi a Napoli"},"content":{"rendered":"<h1>La chiesa di San Giorgio dei Genovesi a Napoli <\/h1>\n<div class=\"testo\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il dominio dei genovesi nel sistema creditizio della citt\u00e0 e del&nbsp;<a href=\"\/territori\/percorsi-regionali\/il-barocco-in-provincia-de-laquila\/castel-di-sangro\/regno-di-napoli\/\" title=\"Regno di Napoli\">regno di Napoli<\/a>&nbsp;inizi\u00f2 nei primi decenni del XVI secolo, destinato a crescere sempre di pi\u00f9 nel corso del Seicento. Accanto a personaggi nativi del regno, come nel celebre caso di&nbsp;<a href=\"\/territori\/percorsi-trans-nazionali\/genovesi-tra-italia-e-spagna-in-eta-barocca\/la-chiesa-di-san-giorgio-dei-genovesi-a-napoli\/bartolomeo-daquino\/\" title=\"Bartolomeo d'Aquino\">Bartolomeo d&#8217;Aquino<\/a>, importanti famiglie genovesi come i&nbsp;<a href=\"#\" class=\"tooltip yellow-tooltip\">De Mari<span>I De Mari erano una famiglia di origine genovese, attiva nel regno di Napoli a partire dagli inizi del XVI secolo. Mercanti, banchieri e&nbsp;<em>asentistas<\/em>, accumularono nel corso dell&#8217;et\u00e0 moderna possedimenti fondiari e titoli nobiliari, radicandosi sempre pi\u00f9 nella societ\u00e0 del Mezzogiorno spagnolo.<\/span><\/a>&nbsp;si imposero come protagonisti di primo piano della vita pubblica, aggiungendo spesso, alle originali fortune di origine mercantile e bancaria, titoli nobiliari, possedimenti feudali e incarichi politico-istituzionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digitalhistory.unite.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/genovesi_277x208.jpg\" width=\"277\" height=\"208\" alt=\"Chiesa San Giorgio dei Genovesi Na\" align=\"left\">La comunit\u00e0 genovese residente a&nbsp;<a href=\"\/territori\/percorsi-regionali\/il-barocco-in-provincia-de-laquila\/bugnara\/napoli\/\" title=\"Napoli\">Napoli<\/a>&nbsp;aveva gi\u00e0 fatto costruire una piccola chiesa sotto l&#8217;infermeria di Santa Maria la Nova, ma la necessit\u00e0 di un tempio pi\u00f9 grande che rappresentasse la &#8220;Nazione&#8221;, sempre pi\u00f9 numerosa e potente, port\u00f2 all&#8217;acquisto di un&#8217;area dove si trovava il teatro detto della &#8220;Commedia Vecchia&#8221;. Abbattuto il teatro nel 1587, sorse cos\u00ec la chiesa di San Giorgio dei Genovesi o, in ricordo del precedente edifico, di San Giorgio alla Commedia Vecchia. La struttura, tipicamente barocca, presenta un ampio sagrato sopraelevato cui si accede da una gradinata, realizzata da&nbsp;<a href=\"#\" class=\"tooltip yellow-tooltip\">Bartolomeo Picchiatti<span>Bartolomeo Picchiatti (1571-1643) si trasfer\u00ec a Napoli dalla natia Ferrara nel 1593, lavorando inizialmente assieme all&#8217;architetto Domenico Fontana. Tra le sue opere, ricordiamo il Palazzo Monte dei Poveri Vergognosi e la chiesa di San Giorgio dei Genovesi. Negli ultimi anni fu assistito dal figlio Francesco Antonio, ad esempio nel progetto della Basilica di Sant&#8217;Agostino alla Zecca.<\/span><\/a>&nbsp;nel corso dell&#8217;intervento di restauro coordinato dallo stesso architetto all&#8217;inizio del XVII secolo. La facciata \u00e8 semplice e armoniosa, mentre l&#8217;interno \u00e8 a croce latina, con un&#8217;unica navata arricchita da cappelle laterali che si conclude nello spazio poligonale dell&#8217;abside. Un abbondante rivestimento di stucchi decora la botte e le cupole, e numerose sono anche le opere d&#8217;arte conservate nella chiesa. In particolare, spiccano&nbsp;<em>Sant&#8217;Antonio risuscita un morto<\/em>&nbsp;di&nbsp;<a href=\"#\" class=\"tooltip yellow-tooltip\">Battistello Caracciolo<span>Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello (1578-1635) fu un pittore napoletano. Allievo di Belisario Corenzio, fu il principale diffusore dell&#8217;arte e dello stile di Caravaggio a Napoli. Nella seconda parte della sua carriera, in seguito a viaggi e soggiorni soprattutto a Roma, le sue opere furono meno legate al modello caravaggesco e pi\u00f9 vicine all&#8217;influsso di Guido Reni e dei Carracci.<\/span><\/a>, evidente testimonianza dell&#8217;influenza&nbsp;<a href=\"\/territori\/percorsi-trans-nazionali\/pittura-barocca\/ritratto-francesco-i\/caravaggio\/\" title=\"Caravaggio\">caravaggesca<\/a>&nbsp;sulla pittura napoletana seicentesca, e la tavola sull&#8217;altare maggiore raffigurante&nbsp;<em>San Giorgio che uccide il drago<\/em>&nbsp;di&nbsp;<a href=\"#\" class=\"tooltip yellow-tooltip\">Andrea Sabatino, detto Andrea da Salerno<span>Andrea Sabatino, noto anche come Andrea da Salerno (1480-1545), fu un pittore rinascimentale. Attivo nelle attuali province di Napoli e Salerno e nel basso Lazio, lavor\u00f2 negli ultimi anni di vita nell&#8217;abbazia di Montecassino. Mor\u00ec a Gaeta, dove stava lavorando al santuario della Santissima Annunziata. Suoi allievi furono Giovanni Filippo Criscuolo e Severo Ierace.<\/span><\/a>.&nbsp;<a href=\"#\" class=\"tooltip yellow-tooltip\">Domenico Fiasella<span>Domenico Fiasella, detto Il Sarzana dal nome del suo paese natale (1589-1669), fu un pittore formatosi a Genova, nella bottega di Girolamo Paggi. Dopo quasi un decennio trascorso a Roma, dove studi\u00f2 l&#8217;arte antica, Raffaello, Caravaggio e Annibale Carracci, torn\u00f2 definitivamente a Genova. Qui produsse gran parte delle sue opere, ispirate al tardo-manierismo locale e al realismo caravaggesco.<\/span><\/a>,&nbsp;<a href=\"#\" class=\"tooltip yellow-tooltip\">Jacopo Cestaro<span>Jacopo o Giacomo Cestaro fu un pittore nativo di Bagnoli Irpino, nei pressi di Avellino (1718-1785\/1789).<\/span><\/a>&nbsp;e&nbsp;<a href=\"#\" class=\"tooltip yellow-tooltip\">Francesco De Mura<span>Il napoletano Francesco de Mura (1696-1782) si form\u00f2 nello studio di Francesco Solimena. L&#8217;influenza della scuola barocca napoletana dello stesso Solimena e di Luca Giordano \u00e8 evidente nella sua ricca produzione pittorica, che avrebbe influenzato tutto il Settecento artistico napoletano.<\/span><\/a>&nbsp;furono altri artisti che decorarono la chiesa nel corso del Seicento e del Settecento. Situata in pieno centro storico, in via Medina, essa \u00e8 oggi utilizzata come cappella universitaria, ma anche come sede di attivit\u00e0 seminariali e culturali, sedute di laurea, mostre e convegni.<\/p>\n<p><a href=\"\/temi\/chiese\/la-chiesa-di-san-giorgio-dei-genovesi-a-palermo\/\" title=\"La chiesa di San Giorgio dei Genovesi a Palermo\">&lt;&lt;&lt;&#8212;chiesa precedente<\/a> &nbsp; <a href=\"\/temi\/chiese\/\" title=\"Chiese\">torna all&#8217;indice&#8212;&gt;&gt;&gt;<\/a><\/p>\n<\/div>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiesa di San Giorgio dei Genovesi a Napoli Il dominio dei genovesi nel sistema creditizio della citt\u00e0 e del&nbsp;regno di Napoli&nbsp;inizi\u00f2 nei primi decenni del XVI secolo, destinato a crescere sempre di pi\u00f9 nel corso del Seicento. 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