{"id":5860,"date":"2021-08-20T00:02:31","date_gmt":"2021-08-19T22:02:31","guid":{"rendered":"https:\/\/digitalhistory.unite.it\/francesca-ferrando\/"},"modified":"2021-11-23T15:26:23","modified_gmt":"2021-11-23T14:26:23","slug":"francesca-ferrando","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/digitalhistory.unite.it\/es\/racconta-il-tuo-barocco\/francesca-ferrando\/","title":{"rendered":"Francesca Ferrando, &#8220;Auspice Deo&#8221;. L&#8217;essenza barocca dell&#8217;Albergo dei Poveri"},"content":{"rendered":"<h1>Francesca Ferrando, &#8220;Auspice Deo&#8221;. L&#8217;essenza barocca dell&#8217;Albergo dei Poveri <\/h1>\n<div class=\"testo\">\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digitalhistory.unite.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/clip_image002_252x154.jpg\" width=\"252\" height=\"154\" alt=\"Ferrando\" align=\"left\">Salendo lungo la mulattiera che da Piazza Bandiera ascende alle alture di Genova, la prima cosa che cattura lo sguardo dell&#8217;osservatore \u00e8 la monumentale facciata dell&#8217;Albergo dei Poveri. Imponente edificio che copre quasi 20.000 mq di superficie, venne progettato negli anni &#8217;50 del XVII secolo come reclusorio dove rieducare &#8220;otiosi e vagabondi&#8221; attraverso il lavoro da svolgersi in manifatture poste al suo interno. L&#8217;epidemia di tifo esantematico di quegli anni aveva dimostrato, infatti, l&#8217;inadeguatezza del lazzaretto della Foce, troppo angusto per prevenire quella promiscuit\u00e0 pericolosa per la salvezza delle anime dei ricoverati. Si era quindi resa necessaria la ricerca di un sito pi\u00f9 consono: una deputazione dell&#8217;Ufficio dei Poveri a ci\u00f2 dedicata individu\u00f2 nella collina di Carbonara la compresenza di tutte le caratteristiche necessarie (salubrit\u00e0 dell&#8217;aria, presenza in loco di cave di pietra, relativa lontananza dal centro a cautela dell&#8217;ordine pubblico). Il progetto originario, tanto ambizioso da essersi rivelato infine irrealizzabile, prevedeva di utilizzare il modello degli ospedali rinascimentali, ossia un edificio a pianta quadrangolare con al centro una Chiesa a croce greca. La facciata sarebbe stata composta da due torrioni rispettivamente ad Oriente e ad Occidente, e da un corpo centrale pi\u00f9 alto, dove si sarebbe aperta la porta principale, sovrastata da un&#8217;iscrizione su marmo e da due affreschi: lo stemma della Repubblica e una raffigurazione dell&#8217;Immacolata. Se la prima pietra venne posata nel 1655, per\u00f2, i lavori cominciarono sin da subito ad andare a rilento, con la strumentazione dell&#8217;epoca risult\u00f2 impossibile lo sbancamento ad Ovest del colle e si dovette aspettare sino al 1838 per poter completare il Torrione occidentale e quindi la facciata. Nel frattempo, gi\u00e0 nel 1664, vennero accolti i primi poveri e con loro i maestri lanieri per dare il via alla produzione necessaria a realizzare quel progetto di autofinanziamento pensato da coloro che avevano investito nell&#8217;edificio: la Repubblica, l&#8217;Ufficio dei Poveri e i privati cittadini, tra cui spicc\u00f2 per la munificenza Emanuele Brignole. Da allora, sino a pochi anni fa, l&#8217;edificio ha continuato a servire come nosocomio, conservando quei contrasti tipicamente barocchi che avevano caratterizzato i suoi primi istanti di vita e che ora tra l&#8217;incuria e i tentativi di restauro persistono nella coscienza cittadina. I progetti per la costruzione di un polo museale che consenta di preservare il patrimonio artistico e di riunire i suoi fondi documentari si accostano alla volont\u00e0 di farne un campus universitario, con gli stessi problemi di budget che avevano gravato la sua edificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli slogan altisonanti di ieri, scolpiti sopra l&#8217;ingresso principale, tradiscono la stessa tensione verso un ideale grandioso che si spera oggi abbia una pi\u00f9 compiuta realizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Auspice Deo<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Serenissimo senatu favente<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Magistratu pauperum fovente<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Montes deiecti vallis coaequata<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Fluentum concameratum<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Alveus derivantus<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Egenis<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Collegendis alendis<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Opficio pietate instituendes<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Aedes extructae<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Anno salutis MDCLV.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bibliografia<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify\">Antero da S. Bonaventura, <em>Li lazaretti della citt\u00e0 e riviere di Genova del MDCLVII<\/em>, Genova, P. G. Calenzani e G. Meschini, MDCLVIII.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">Grendi E., <em>Ideologia della carit\u00e0 e societ\u00e0 indisciplinata: la costruzione del sistema assistenziale genovese (1470-1670)<\/em>, in <em>Timore e carit\u00e0. I poveri nell&#8217;Italia moderna<\/em><em>,<\/em> a cura di G. Politi-M. Rosa-F. Della Peruta, Cremona, Biblioteca civica, 1982, pp<em>.<\/em> 59-75.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">Id., <em>Pauperismo e Albergo dei poveri nella Genova del Seicento<\/em>, in <em>La repubblica aristocratica dei genovesi<\/em>, Bologna, Il Mulino, 1987, pp. 227-279.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">Savelli R., <em>Dalle confraternite allo stato: il sistema assistenziale genovese nel cinquecento<\/em>, ASLSP, n.s., XXIV, fasc I, 1984, pp. 171-216.<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Francesca Ferrando, &#8220;Auspice Deo&#8221;. L&#8217;essenza barocca dell&#8217;Albergo dei Poveri Salendo lungo la mulattiera che da Piazza Bandiera ascende alle alture di Genova, la prima cosa che cattura lo sguardo dell&#8217;osservatore \u00e8 la monumentale facciata dell&#8217;Albergo dei Poveri. 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